V

 HOMEPAGE       IL TARON LEVENTINESE     PRONUNCIA      BIBLIOGRAFIA

 

COGNOMI DELL'ALTA LEVENTINA                                           SOPRANNOMI  

DIALETTI SVIZZEROITALIANI                                     DIALETTI DEL MONDO

 

Clicca  una lettera per cercare le parole che cominciano con essa:

ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ

 

Vacòia - Strobilo, pigna: falso frutto conico delle conifere. Lett. "piccola mucca" (nei giochi dei bambini, prima che arrivassero cow boys e indiani o le macchinine)- (vacoia)

                                                                                                   Vacòi det lèras foto Tabasio


Vadagnè - Guadagnare. Vadègn = guadagno - (vadegn)

Vadréç - Terreno incolto; erba vecchia, marcia rimasta sul prato (LSI), "erba dell'anno scorso (o anche di più anni) che non è stata consumata" (Jon Pult, "Die Bezeichngungen für Gletscher und Lawine in den Alpen", 1947, pp. 69-70). Termine usato per lo più nell'espressione ciapè o nè da vadréç = inselvatichirsi, imboschirsi, di prato che non viene più falciato (LSI). A Bedretto vadréisc, a Biasca vidreç (ibid.). Lurati ("In Lombardia ..." cit. p. 58) indica: "Vedreggio, zona di sterpi, non lavorata (lat. vedrectu; cfr. vedregia, vedrecc = ghiacciaio, letteralmente zona invasa dalla neve o dalla ghiaia e per questo abbandonata dall'agricoltore a se stessa)". Mi chiedo se l'origine del toponimo dalpese Vidresc' (-shc') - Vedalesco nel 1217, Vederesco nel 1286 (MDT, RL,  p. 28 e 87) - abbia a che fare con questi significati (***). Sempre nello stesso ambito etimologico apparente (dal latino vetus, -eris =vecchio), Beffa cit. menziona per Airolo vétra = strato di fieno ammuffito nel fienile. Il termine vétra è dato anche da Lurati "Terminologia" (p. 87) per la Val Bedretto (= strato di 20-30 cm di fieno alterato che si trova talora all'interno del mucchio, diverso da farsüra, che è uno strato di fieno marcio in superficie ). Su significati e etimologie possibili di vadreç (che in Valle di Blenio indica alcuni ghiacciai del massiccio dell'Adula), del sursilvano vadretg (= neve vecchia di valanga; veder, veider, f. -dra = vecchio), dell'engadinese vadret (ghiacciaio) e dell'italiano regionale vedrétta (piccolo ghiacciaio situato su un ripido pendio o circoscritto in una conca) chi ha tempo e voglia e capisce bene il tedesco può leggersi il già citato Jon Pult "Die Bezeichngungen ...", 1947 (140 pp.), che tra le due possibili derivazioni - da vitrum (vetro) e veterum (vecchio) opta decisamente per la seconda, puntando anche sull'inequivocabilità del vedréç leventinese. A suo avviso il termine di derivazione è *veterictum (= ammasso di neve vecchia di valanga, alter Lawinenschnee traduce il RNB, II, p. 363). Dal canto suo il Grande dizionario Battaglia alla voce vedretta indica il latino volgare *vetarectum = veteretum, sinonimo di varvactum = sodaglia = terreno non dissodato, incolto (io ho trovato varvactum, veteretum = terreno lasciato a lungo incolto, a maggese). - (vadrech, vadrecc)

(*** Decisamente troppo ardita mi pare la tesi di Alessandro Focarile (-> [PDF] Azione, 8.8.2011, p. 13) secondo cui Vidresc verrebbe "da Bidresc = Biber = castoro" - it. bivero o bevero - nonostante il ritrovamento, in una tomba di età preromana non lontano dal luogo in questione, di una mandibola di castoro. Focarile fa derivare da Biber addirittura Bedrina, che viene chiaramente da bedra = betulla)                                  

Vairòi (plur.) - Vaiolo. Vaccinazione contro il vaiolo: "iò fèç i vairòi" = "ho fatto la vaccinazione contro il vaiolo"(vairoi)

Vairüsc' (plur.) - Morbillo. Per Airolo Beffa cit. dà vairüsc.

Val - Valle. Mi chiedo tuttavia se non sia esistito anche un val maschile, con il senso di "valico". Me lo fanno chiedere due toponimi. Il Primo è Val, villaggio presso Airolo, italianizzato in Valle ma che nello Stato d'anime (censimento) del 1574 era chiamato Vallo. Il posto si trova su un poggio e doveva essere una sorta di valico ai tempi dell'antica mulattiera medievale, che passava per Madrano, scendeva verso un ponte sulla Garegna e risaliva quindi verso Valle superando quello che in "Airolo" cit. p. 94-95 è chiamato "Passo del Gallo". L'altro toponimo è Val, punto culminante della strada che sale da Prato verso Dalpe. Anche qui il senso di valico mi pare più logico di quello di Valle, anche se si trova in un leggerissimo avvallamento.

Valadrél  - Spinacio selvatico, chenopodio Buon Enrico, Chenopodium bonus henricus (foto Google), afferma il LSI. Mai sentito personalmente. Beffa cit. lo chiama érba t pörc' (Fontana) o érbói (Madrano). - (valadrel, valadrell)

Valadron, lavadron - Veratro, Veratrum album (it.wikipedia - foto Google), pianta della famiglia delle Liliacee, così chiamato ad Airolo (v. Beffa cit.), ma anche altrove in Leventina: v. LSI, che dà anche varadron (Faido), varàchi (Anzonico), valèdri (Giornico) e aggiunge che il termine si estende anche ad altre specie di erbe dannose al bestiame. Dopi 'mé 'm valadron = doppio, falso, insincero, sleale. Ho trovato una spiegazione plausibile di questa espressione in una nota a p. 176 di "Il Meraviglioso. Leggende e fiabe ticinesi", Vol. IV: "Il varatro selvatico è una pianta dalle proprietà sia terapeutiche sia venefiche. Un tempo era prescritto come emetico e lassativo, e veniva utilizzato contro i reumatismi e l'artrite; ma già nell'antichità forniva anche un veleno mortale, con il quale si cospargevano le punte delle frecce." Varianti dialettali: varadro, varairo, varaso (ibid.), varadig' a Biasca, dove c'è pure l'espressione "dopi me l varadig'" per "falso e impostore" (Magginetti-Lurati cit. p. 236)


                                        Valadron

 

Valèta - "Valletta", la Valle Bedretto, nomignolo datole dagli airolesi (Beffa cit.)

Valìu (f.: valiva) - Liscio, regolare. Airolo: valif. 

Valivè = rendere valìu = liscio, piano, regolare; conguagliare, spianare, pareggiare, uniformare. Valivè (la bògia) = operazione sull'alpe mirante a determinare la media della quantità di latte munto da ogni vacca nella mungitura di prova (misüra), per determinare la quantità di formaggio che spetterà ai singoli proprietari. V. Lurati, "Terminologia", pp.126-128: per dire per esempio "7,3 (chili) in media", si dice "7,3 valivù" (= valivó altrove). - (valiu, valive, valivo, valivu)

Val Mèija = Valle Maggia (usato in genere per la valle Lavizzara, confinante con l'alta Leventina). Valmèijon = abitante della Valle Maggia, della Val Lavizzara.  - (Val Meisgia, Val Meija, valmeijon, valmeisgion)

Vanta, vència - Guanto (ad Airolo), plur. vènç. Il singolare vència, oggi più usato di vanta, è stato ricostruito dal plurale, indica Beffa cit.. Sotto Stalvedro guanta, plur. guant, ma anticamente guènç, mi dice la mamma. - (vencia, vencc, guencc)

Vanzè - Avanzare, rimanere. Con costruzione personale vanzàs = avere a disposizione, potersi permettere (spesso in senso ironico o sarcastico, rivolto a persone tirchie): "us vanza gnè un pèi cauzei" = "non si può permettere nemmeno un paio di scarpe"; "ti s vànzat mia 100 franc da töt un pèi càuz in ordan?" = "non ti restano 100 franchi per comprarti un paio di pantaloni in ordine?", mi dice ogni tanto la mamma quando mi vede un po' troppo "mal zabadó". - (vanzas, vanzass).

Vanzüsc - Avanzo, avanzi (di cibo, stoffa ecc.).

Varanós - Velenoso - (varanos)

Vardè - Guardare. Vardè fò begn/mal = avere un bell'/brutto aspetto.

Vardiè - Verdeggiare. U vardéia = verdeggia (detto di prato o della natura in generale, dopo che un po' di pioggia ha interrotto un periodo di siccità o quando i prati brulli dopo lo scioglimento della neve ricominciano a verdeggiare).

Varégn - Veleno. Varégnós = velenoso (ad Airolo, v. varanos) - (varegn)

Varénz - Varenzo, frazione di Quinto sul fondovalle, violentata con la costruzione dell'autostrada: Valenço nel 1227 (MDT, RL, p. 36). V. anche alla voce Fàura. - (Varenz)

Vargògna - Vergogna, timidezza; organi gentitali: "scont la vargògna!" = "nascondi le vergogne". Vargògnós = vergognoso, timido. - (vargogna, vargognos)

Varì - Guarire.

Varòzza - Marmotta, in particolare marmotta alpina, Marmota marmota (it.wikipediafoto Google - descrizione - caccia-ti.ch). Foto mie > Marmotte. - (varoza, varozza)

                                                                                                            Varozza - Foto Tabasio

 

Vartì - Sopportare. "I pòs mia vartìl" = "non riesco a sopportarlo".

Vébal - Usciere, cursore ( burocr. chi è addetto a portare documenti, notificare atti e simili). Termine non più usato. Dal ted. svizzero Weibel = usciere.

Véç - Vecchio. Plur. viç, fem. végia. Giusto per citare il detto "I pruvèrbi di viç i énn gnè piü bói da fè cavìç" = "i proverbi dei vecchi non son più buoni nemmeno per far cavicchi". Mi viene anche in mente "la végia da Puléisc um bòt la ghigna um bòt la piéisc" (la vecchia di Pollegio una volta ride una volta piange), variante al femminile di "u Giuanìn dala vigna um bòt u piéisc um bòt u ghigna" (il Giovannino della vigna una volta piange una volta ride), minifilastrocca che gli adulti usavano con i bambini a volte indecisi tra il ridere e il piangere - (veç, vecc, vicc, vegia)

Végia d'Anzóni - Maggiolino comune, melolonta, Melolontha melolontha (foto Google). La parola era usata nella mia famiglia paterna, a Catto. È però probabile che fosse solo lessico famigliare. Ad Airolo questo coleottero è detto giugiu (v.). Da notare che non si tratta di quello che nell'alta Leventina viene oggi chiamato "magiolino", che è più piccolo, abbonda nei prati e sembra avere quale nome scientifico Anomala dubia (foto Google), in tedesco Kleiner Julikäfer (ignoro il nome in italiano). Eventualmente la végia d'Anzoni potrebbe anche essere la Melolontha hippocastani (foto Google), il maggiolino dell'ippocastano. La parola végia mi fa pensare che sia stata introdotta in famiglia dalla bisnonna, o dalla nonna, nate e cresciute a Dalpe. Qui, secondo il LSI, végia sta infatti per avìgia, con significato probabilmente non solo di "ape" ma più generico, come sembra indicare la parola végia di lüsinc'ü (v. sotto), che designerebbe proprio il maggiolino. Ma che c'entra Anzonico, ridente villaggio di montagna della Bassa Leventina? L'unico appiglio che trovo è uno dei soprannomi degli anzonichesi: zarói, secondo il LSI. Ora, zaron significa in genere tafano, ma, sempre stando al LSI, a Dalpe, dove è detto zéron, sarebbe un altro nome per il suddetto maggiolino o melolonta. Vegià d'Anzoni è nato forse unendo il generico végia al nome del villaggio dei soprannominati zarói, per farne un sinonimo scherzoso di zéron nel senso di maggiolino. Altra ipotesi un po' tirata per i capelli: "Anzoni" potrebbe essere una distorsione scherzosa del nome francese del maggiolino, "hanneton", forse utilizzato da qualche emigrato in Francia. A complicare ulteriormente le mie congetture è arrivato Vicari 4, dal quale apprendo che ad Anzonico era chiamato vègia un grosso masso di pietra, di forma allungata, che faceva da contrappeso nel torchio a leva patriziale (p 194 n. 11, foto p. 193)... - (vegia d'Anzoni)

                                                                        Vegia d'Anzoni Melolontha melolontha - foto da it.wikipedia

Végia di lüsinc'ü - Maggiolino, melolonta, Melolontha melolontha (foto Google) a Dalpe, secondo il LSI. Mai sentito personalmente. Ma è troppo curioso per non metterlo. Non capisco che c'entri il lüsinc'ü, che è la lucciola. V. anche alla voce Végia d'Anzoni, qui sopra.

Véi - Avere (letteralmente: averci), possedere. Part. pass.: vüt, Airolo biüt (sentito anche da un cugino di Deggio e trovato in Alina Borioli, verosimilmente si è perso, già mia mamma non lo usa più). Indicativo presente: i ò, ti é, ui à (l'à se usato come v. ausiliare), i am, i ét, i ann. Imperfetto: i évi/éva?, ti évat, ui éva (l'éva), i évum, i évat, i évan. Futuro: i arò, ti aré, ui arà (l'arà), i arém, i arét, i aran. Condiz. pres.: I arü, più recente i arés (Airolo: i arö, v. Beffa cit. p. 346). Véian int (pòc, mia ecc.) = avere senno (poco, nessuno ecc.); véian int mia = non avere senno, non aver niente in zucca. - (vei)

Vèi - 1) Rigoglioso (di pianta): "Chél gérani 'gnö l'é vèi da föi ma mia da fió" = "quel geranio è rigoglioso quanto a foglie ma non per i fiori". 2) In buona salute, di aspetto florido e sano (di persona, scherzoso). Con questi sensi usa il termine mia mamma. Il LSI dà vèi = fieno grasso (Quinto). La mamma non sa confermarlo con questo significato, che potrebbe essere effettivamente il senso primo da cui l'aggettivo da me riportato deriva.

Véisc - Vincere (viisc a Dalpe, mi pare). Part. p. véijüt. Rifl. véijas = vincersi, dominarsi, vincere i propri timori, le proprie paure: "ti é da véijat, c'èro 'l mé tos".  - (veisc, veijüt, veisgiüt)

Vèn - Vaglio, ventilabro: speciale canestro di vimini usato un tempo per separare il grano dalla pula spargendola al vento. Per estensione terreno a conca, avvallamento, spesso toponimo. Così è per esempio chiamato il prato a conca all'accesso della palude della Bedrina a Dalpe, ai piedi della grande antenna sul ciglio del burrone. Anche conca erbosa, spesso battuta dalle valanghe, habitat privilegiato dai camosci come pascolo , dice Beffa cit.. In quest'ultimo senso credo abbiano da intendersi i diminutivi Venét, Vanét, plur. Vanìt, toponimi nella regione del Campolungo sul territorio di Prato Leventina: v. alla voce caucéstro. Dal latino vannus = vaglio per il grano, setaccio. Lurati "Terminologia"i vèn = spiazzi verdi d'alta montagna dove le mucche non arrivano (p.113), pascolo alto, battuto dai camosci (p. 178), e come etimologia menziona anche il tedesco Wanne = Mulde (= conca, avvallamento, infossamento; ma Wanne è piuttosto vasca, bacino). (ven, venn, venet, venett, vanet, vanett, vanit, vanitt)

                                                                                            Vèn - foto Tabasio


Vència - Guanto, ad Airolo, v. vanta

Véra - 1) Vera, fede, anello matrimoniale; 2) Ghiera: anello, cerchio di metallo o altro materiale che serve per fermare, congiungere, stringere, rinforzare (Vicari cit. p. 203). - (vera)

Vérmalina - Donnola, Mustela nivalis (it.wikipedia - foto Google). Il termine sembrerebbe indicare l'ermellino, Mustela erminea (it.wikipedia - foto Google), molto simile (descrizione), che però ho sempre sentito chiamare érmélìn). Si dice, oltre che a Quinto, anche a Osco (v. AIS, carta 438). Corrisponde a bìdria (v.) ad Airolo e a Dalpe e a bidra in Val Bedretto. Il LSI dice che a Dalpe si dice bélora, termine di altri dialetti che io non ho mai sentito in paese. Sempre secondo il LSI vermalina e bidria indicano non solo la donnola ma anche altri mustelidi. Ma penso che sia dovuto a informatori poco competenti su questi animaletti che si somigliano tutti. - (vermalina)

Vérman - Verme (it.wikipedia ). Plur. vìrman. - (verman, vermann)

Vèrsc - Guercio. - (versc)

Vért - Aprire. Part. pass: vérz. - (vert, verz)

Vèrt - Verde. Femminile: vèrda. - (vert) 

Vérz - Aperto.

Vèrz - Rumore; grido. Inoltre: plurale di vèrza = verza.

Vés - Essere (v.). Indicativo pres.: i sém, ti sé, l'é, i sém, i sét, i én (-nn). Imperfetto: i sévi, ti sévat, l'éva, i sévum, i sévat, i évan (-nn). Futuro: i sarò, ecc. C'è anche un congiuntivo presente, più che altro usato alla terza persona, in espressioni come: "ci (chi) cu sibi?" = Chi sarà mai? o "cu sibi stèç lüi?, chi sìbian steç ló?" = che sia stato lui?, che siano stati loro?. Cond. pres.: i sarü, più rec. i sarés, ecc. Part. passato: stèç. - (ves)

Véscu - Vescovo. Airolo: véscuf. "Varda cu rüa 'l véscu!" = "Fa attenzione che arriva il vescovo!", ossia "che le prendi!", "che prendi uno scapaccione". Nello stesso senso v. crasmè = cresimare, per la sorta di buffetto sulla guancia che il vescovo dà durante la cresima. - (vescu, vescuf)

Véstidüra - Determinato periodo di tempo concesso per lo sfruttamento in usufrutto di un alpe (6 o 4 anni), in Val Bedretto (Lurati "Terminologia" p. 102). 

Viarìsia, viarìsa - Astenia (= debolezza generale dell'organismo), mancanza di volontà, spossatezza, grande pigrizia e svogliatezza, termine più o meno sinomimo di picóndria, poiàn, slòia (v.) - (viarisia, viariscia).

Viàutri = Voi, voialtri - (viautri)

Vidàz, vidazza - Padrino, madrina. - (vidaz, vidazz, vidaza)

Vidé, vidéi (v.) - Vedere, vederci.

Viè jü - mandar giù, inghiottire. Anche fig.: viè jü lacrim, viè jüu cativéri = inghiottire lacrime, cattiverie.

Vigéira - Vigera, villaggio sul versante sinistro della Media Leventina. Om da Vigéira = "uomo" di sassi ammucchiati tra Sompréi e il Pizzo Sole. Secondo Petrini op. cit. Vigéira = avigéira = apiario. Negli Atti di San Carlo in latino si parla effettivamente di Avigera. Soprannome degli abitanti: bignéiri (spannatoie, v. binéira nel diz.) (Gilardoni cit.) - (Vigeira, bigneiri)
Vigeira - foto Tabasio -> Dimensione originale


Vila - Villa, frazione di Bedretto. Soprannome degli abitanti: Madài (medaglie). Vila (Villa) è anche il nucleo principale di Sobrio, al quale si aggiunge il nucleo di Ronzano. In antichi documenti un quartiere di Dalpe era chiamato Codevilla (= Cò de villa) de Albe (MDT. RL, p. 89, anno 1286), e nel 1221 c'era anche un Quodevilla de Prato (MDT, RL, p. 29). Il significato primo di villa era un tempo villaggio. V. l'etimologia in Etimo.it .

Visc' - vispo. Beffa op. cit. dà: agile, vivace, furbo, intraprendente, sbrigativo con le donne- (visch, viscch)

Vipra - Vipera, Vipera aspis (foto Google).

Viscarda - Cesena, Turdus pilaris (it.wikipedia - foto Google). Non solo lev., v. drès.

Visiè - Ronzare (di api, vespe ecc.), essere in agitazione, manifestare frenesia, grande nervosismo. "Ti sé gnö che ti visìat" = "sei agitatissimo". Visiéri = ronzio, frenesia, brulichio, turbinio (tic. visighéri).

Visiéri - Brulichio, formicolio = movimento agitato e confuso di una moltitudine d’insetti o di persone (ticinese: visighéri). - (visieri, visigheri)

Visin (plur. visìt) - Vicino, ossia membro di un vicinato. Il termine è rimasto nel senso di patrizio di un patriziato locale, nel comune di Quinto, mentre dove si sono creati solo i patriziati generali è a volte sopravvisuta l'istituzione del vicinato. I Beffa sono patrizi di Airolo e vicini di Madrano, leggo su Beffa. cit. V. le voci qui sotto.

Visinanza (?) - Vicinanza. Ad Airolo visnanza, secondo Beffa cit., il quale aggiunge che in Val Bedretto si dice anche visinèdi o visinéri. Il LSI dà visinèdi anche a Quinto, ma traduce vicinia, termine che si presta a confusione tra vicinanza e vicinato. MDT (pp. 1650) dà visnanza, ma aggiunge che il termine è oggi sconosciuto a Quinto e Varenzo. A Deggio ho raccolto visinèdi = vicinato. La persona interrogata non ha saputo dirmi la parola per vicinanza, ente sostituito dal patriziato generale. Scrivono Mario Fransioli e Tiziano Locarnini sul Dizionario storico della Svizzera (voce Leventina): "La Leventina costituiva un unico comune di valle, suddiviso in otto vicinanze, ognuna delle quali comprendeva da tre a cinque Degagne (in totale una trentina), che a sua (sic) volta contavano due o più vicinati (ca. 70). Ogni ente aveva propri organi amministrativi, competenze, statuti, beni e il suo territorio giurisdizionale. Già attestata verso la metà del XII sec., questa struttura articolata su quattro livelli rimase sostanzialmente invariata fino alla caduta dell'ancien régime." La vicinanza è l'ente predecessore dell'attuale patriziato generale e si estendeva, nell'Alta Leventina, sul territorio dei singoli comuni attuali, salvo quella di Prato, da cui la degagna di Dalpe e Cornone si è separata nel 1866 per costituire un comune patriziale autonomo. Per una esposizione breve e chiara della struttura viciniale si veda Mario Fransioli (il massimo esperto in materia), "Il Vicinato" cit. pp. 18-27, in particolare la tabella sulle competenze a p. 24. V. anche Déghègna.



Vicinanza, degagna, vicinato - schema elaborato da Mario Fransioli


Visinèdi - Vicinato. Entità precedente il patriziato locale dei singoli villaggi nell'attuale comune di Quinto, dove è rimasta meglio conservata l'antica struttura viciniale. Un tempo ogni villaggio o "terra" costituiva un vicinato. Quando ero ragazzo c'erano ancora i "vicini di Cornone" - frazione di Dalpe, un tempo vicinato distinto - che avevano la loro parola da dire sulla chiesetta di San Rocco. V. Visinanza.

Visnéi. - "Vicinore", territorio giurisdizionale di un vicinato, indica M. Fransioli nel nel Glossario in appendice al libro "Ordini" cit. Mi lascia tuttavia un dubbio: dà infatti "visnéi (dial. visnó)". Che cos'è visnéi? Un plurale? Beffa cit. dà visnó = terreno patriziale, a Madrano.

Vita! (verbo, modo imperativo) - Guarda, ecco! (non solo lev.). "Vita vita ci ch'é scè": "guarda guarda chi arriva". "Vìtal" = "guardalo, eccolo". "Vita 'm bòt i gnö" = "ma guarda un po'". Il verbo mi sembra esistere solo all'imperativo singolare, come esclamazione. Lurati (Lurati-Pinana cit. p. 55) lo fa derivare dal germanico wahta = Waht = guardia -> wahten = fare la guardia, da cui anche il francese guetter, il milanese guaità ecc. Dalla variante vaità, vità - in leventinese vitè - verrebbe l'imperativo vita!

Vola, ola - Olla, recipiente di terracotta per conservare burro fuso, grasso animale o altro.

Vòsc' - Osco, villaggio della Media Leventina (it.wikipedia) (de.wikipedia ) (sito web) (Blog Infoosco). Così lo chiamiamo a casa nostra, con la V eufonica (come in vòt = 8) integrata nel nome, ma Beffa op. cit. dà Òsc' e anche la filastrocca popolare riportata da Alina Borioli è intitolata "L'Epistula da Òsc'". La versione in dialetto di Catto, riportata in scrittura fonetica da Oskar Keller in "Dialektentexte aus der Sopraceneri" (p. 14), è tuttavia intitolata "Epistula da Vòsc'" con la V, come l'avevo imparata io da bambino. E Vicari cit. mi conferma (p. 305) che si dice Vòsc' anche a Osco. L'accento sulla o è grave, come in bòsc' (bosco), da cui immaginavo derivasse il nome prima di controllare sul Dizionario toponomastico dei comuni svizzeri. A quanto leggo sul DTS, le cose sono molto più complicate e gli specialisti divergono. Il dialetto di Osco, del tutto simile a quelli dell'Alta Leventina con qualche variante "meridionale" come c'à invece di c'è (casa), è stato fortunato oggetto di indagine nell'ambito della grande opera di Karl Jaberg e Jakob Jud "Sprach- un Sachatlas Italiens und der Südschweiz", citato nella BIBLIOGRAFIA. Soprannome degli abitanti: scamói (correntini, travi trasversali del tetto, tra 'crümanè' e grondaia) -> SOPRANNOMI. Pare che un tempo gli oschesi fossero guardati dagli altri leventinesi un po' come i belgi dai francesi, oggetto di barzellette e storie amene, tanto che Osco è finito sull'"Atlante del folklore svizzero" tra i "villaggi degli sciocchi" (v. immagine sotto). Alina Borioli ("Vecchia Leventina" p. 68) nota come i vecchi leventinesi amassero "darsi mutualmente la baia" e conferma che "i più malmenati erano quelli di Osco". Riferisce anche alcune di queste storielle (p. 64 e 68), come quella, la più nota, del bue tirato fin sulla cima del campanile per fargli brucare la manciata d'erba cresciuta lassù o quella di un viaggio a Milano per "comperare la creanza". Ma conclude Alina: "Chiesi a mio nonno Giovita se proprio gli oschesi fossero così citrulli, e lui rispose: 'O gnè par insögn; chi da Osk (...) evan püssé baloss che bei: lo i fasevan ul nar par mia paghè la sè'": "facevano gli idioti per non pagare il sale". A Milano si diceva "Fa el stüpid per minga pagà el dazzi": "un tempo gli idioti erano esentati dal pagamento delle gabelle e delle tasse perché riconosciuti incapaci di lavorare e quindi di guadagnare", spiega attilio Carugati, "El liber del Baüscia", 1978, p 50. La carriera di alcuni emigrati oschesi smentisce certamente la poco piacevole reputazione. "Si dice anzi che un Oschese "inventasse" il caffè espresso, noto ormai in tutto il mondo", riferisce addirittura la compianta scrittrice e giornalista, nata a Faido (1909-1998) ma certamente oschese d'origine, Anita Calgari ("A zonzo per il Ticino. Ed. Pedrazzini, 1987, riportato in Osco.ch)! - (Vosc, Osc, scamoi)

Vosc' - Foto Tabasio ->Dimensione originale Altra foto->Dimensione originale


Sull'Atlante del folklore svizzero, "Atlas der schweizerischen Volkskunde", II, 256 e 257 (Fragen 135 e 136), Osco figura fra gli "Schildbürgerorte" o "Villages de nigauds" ("Villaggi degli sciocchi"), ossia "le località i cui abitanti passano per per degli sciocchi". Dalla cartina si vede che questa reputazione esiste negli altri due villaggi leventinesi considerati nell'indagine, ossia Airolo e Villa Bedretto. Questa reputazione si fonda su storielle come quella del bue (o toro che fosse) issato fin sulla cima del campanile del villaggio per fargli brucare l'erba che vi cresceva, storiella riferita anche da Alina Borioli, ma che si ritrova con variazioni minime nelle quattro regioni linguistiche della Svizzera. V. Atlas, Vol. 2/2 dei Commenti, p. 734-35. Anche la storiella riferita ai dalpesi di sotterrare una talpa viva per punirla (pure riferita da Alina Borioli) si ritrova altrove (v. ibid. p. 736).

 

Vügn - Uno. Vün e ün sono tuttavia correnti. A Dalpe e nel circ. di Faido ün, precisa il LSI. 

Vüi - Voi deferenziale, di rispetto. Mia madre dava del vüi a mia nonna. Oggi non è più usato per lo meno dai giovani ed è sostituito dal ti (tu). Si usa peraltro dare del Lüi o del Léi a un uomo o una donna che non si conosce o con cui non si è in confidenza: "Lüi cus un péisa scior maéstru?".


ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ