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COGNOMI DELL'ALTA LEVENTINA                                           SOPRANNOMI  

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ABCC' DEF GIJLMNOPQ R STUVZ

 

Zabèta (z = ds) - Pettegola, chiacchierona (da Elisabetta). V. le considerazioni alla voce Zamforgna. - (zabeta)

Zac (z = ds) (sost. m. inv.) - Giacca

Zafè (z = ts) - Sprecare. Pasticciare una pietanza, mangiando solo quel che piace, o soltanto un po', e lasciando indietro il resto. Più o meno sinonimo di trasè nel senso generale di sprecare, applicabile anche al lavoro. Per Bedretto Lurati ("Terminologia" p. 51) dà: brucare qua e là, compiere un lavoro di campagna senz'ordine, senza sistema; per estensione: saltare di palo in frasca.  Zafon = pasticcione, sprecone.

Zamfòrgna, zanfòrgna (z = ts) - Puttana, vulva, dice Beffa cit. e il LSI conferma aggiungendo altri significati come donna da poco, pettegola, noiosa ecc, termine presente con variazioni in tutto il Ticino. A casa mia zamforgna è solo uno dei tanti termini poco apprezzativi usati da mio padre per definire donne e ragazze a suo avviso un po' troppo "leggere" (a cominciare dalle sue figlie), come frigna, pisséra, peltréra, tarlaca, zabèta, zébra ecc. Per me questi termini non hanno dunque mai avuto un senso troppo negativo e tendo a usarli senza rendermi conto del significato primo. V. anche alla voce salédra. Su Lurati-Pinana cit. (p. 140) è riportata la parola sciampòrgna, che nel "tarom" (gergo) degli spazzacamini di Vogorno (Verzasca) significava vulva: "letteralmente zampogna, che in diversi gerghi viene ad assumere il significato di 'vagina' e di 'donnaccia'". Approfondendo apprendo che anche in milanese zanforgna = vulva (es. Cherubini). Il LSI per Quinto dà cianforgna, mai sentito. (zamforgna, pissera, peltrera, zebra, sciamporgna)

Zampignè (z = ts) - Calpestare, pestare con i piedi o con le zampe. "L'è tüt zampignó" = è tutto calpestato, pieno di orme.

Zanéuro, zanéuru (z=ds) - Ginepro, Juniperus communis (it.wikipediafoto Google), pl. zanìuri. Beffa op. cit dà zaniuri = coccole (frutti) del ginepro e chiama il ginepro stesso pianta dét zanìuru. Anche a Osco zanéuru è la coccola del ginepro (AIS carta 612), mentre il ginepro è béncru (carta 599). Per maggiore confusione v. alla voce Brönc, bröncru, bréncru. - (zaneuro, zaneuru, zaniuru)

                                                                                        Zanéuru - foto Tabasio

Zanòria (z = ds) - Gentaglia. Usato anche nel senso di "gran folla, gran quantità di gente", senza spregio: "iöi iöi che zanòria, ic'ö i sas salvum piü!". Beffa op. cit dà genòria - (zanoria, genoria) 

Zanzèna (z = ds) - Genziana (it.wikipedia ), nelle due varietà Gentiana punctata (genziana punteggiata - foto Google) a fiori gialli e Gentiana pannonica (genziana rossigna - foto Google) a fiori violacei. Beffa op. cit.  - (zanzena)

                                                                                      Zanzèn - foto Tabasio


Zap - Ceppo per fendere legna. V. sciüc. - (zapp)

Zapadè  (z=ts) - Calpestare. Zapédè è dalpese.  Ma "io calpesto" = "mi i zapédi" sia Quinto sia a Dalpe. - (zapedè)

Zapél (z=ts) - Dirupo, burrone, roccia a strapiombo. Per Dalpe il LSI dà zapélèda, che non ho mai sentito e userei solo enfaticamente, per accrescere l'estensione del burrone descritto. - (zapel, zapell)


                                                                              Zapél Bedrina (toponimo personale) - foto Tabasio

 

Zapìn (z = ts) - Attrezzo per smuovere e far scorrere le "borre" (tronchi di conifera sramati).


Zapin - foto Tabasio

Zapon (z = ts) - Piccone. Non solo lev.. Da taluni usato invece di pic'on.

Zarè (z = ds) - Correre all'impazzata, propriamente di bestiame, ma anche di bambini (indic. pres.: "i zèran"). Zarè dré = ronzare attorno: "ui zarava bé dré tènci tusèi" = "gli ronzavano attorno parecchie ragazze", scrive A. Borioli in una sua poesia ("Vos" cit. p. 46).

Zaron (z=ds), plur. zarói - Tafano, in particolare estro bovino, Tabanus bovinus
(it.wikipedia - foto Google), e tafano grigio, Haematopota pluvialis (foto Google): insetto molestissimo, una vera tortura durante la fienagione. Il LSI lo dà anche nel senso figurato di bellimbusto, corteggiatore, per Rossura (dove significherebbe sia fuco sia cantaride), Giornico e Calpiogna e dice che è soprannome degli abitanti di Anzonico. A Dalpe c'è zéron sempre secondo il LSI. Significherebbe però maggiolino, melolonta (Melolontha melolontha - foto Google), insetto che sarebbe detto sempre a Dalpe anche végia di lüsinc'ü (v.) e nella mia famiglia paterna végia d'Anzoni (v. a questa voce). Ad Airolo tafano è zaröt (Beffa cit.), in Val Bedretto zarun, plur. zarùi: secondo Lurati ("Terminologia" p. 52) i tafani sono detti così perché le loro punture causano fughe precipitose fra le bovine. Mi chiedo se non sia invece perché sono gli insetti stessi a zarè dré (v.) alle loro vittime ... - (zaroi, zarui, zeron, zeroi)

Zéira (z = ts), séira - Segale, Secale cereale (it.wikipedia - foto Google), detta anche bièva. Il cereale più coltivato un tempo in Alta Leventina per fare il pane.  Dopo la mietitura (mietere = prasì) i covoni - cöu - erano sistemati ad essiccare sulle rascane - rasc'èi, v. rasc'èna - con una lunga pertica detta ciücadüra (v.) o ciucadüra (a Dalpe cicadüra). Erano in seguito posti sopra teli - drapoi, drapui - sull'aia - éira - e battuti con il fiél (correggiato, plur. fiéi) per staccare i chicchi dalle spighe. I grani raccolti erano liberati dalla pula (bula, Beffa cit.) con l'aiuto del vèn (ventilabro) e del vento e quindi insaccati per essere portati al mulino (morin, murin). Marcon det la zéira = segale cornuta (secondo Raffaele Peduzzi, in "Airolo" cit. p. 62). Presso il Dazio Grande, il 17.8.1850, "vedemmo negli sparsi campicelli di segale, un numero straordinario di spiche di segale cornuta", riferisce Luigi Lavizzari in "Escursioni nel Cantone Ticino" (ed. Dadò 1988, p. 338). - (zeira, seira)

Zichitinfrìn (z = ds) - Bambina civettuola, sbarazzina, birichina. Airolo: zigutinfrìn -  (zichitinfrin, zagutinfrin)

Zicòria (z = ts) - "Cicoria dei prati": le foglie del Tarassaco, Taraxacum officinale (it.wikipedia - foto Google) o dente di leone, o soffione - fió 't la zicòria - da raccogliere giovanissime per una gustosa seppure un po' amara insalata. Véian pién la zicòria = averne piene le scatole. Divertente il modo di dire airolese riportato da Beffa op. cit. : "vidéi la zicòria pai radìs" = "vedere la cicoria dalla parte delle radici", ossia essere morto (e sepolto). A Osco il fiore del dente di leone è detto cacau (LSI).  - (zicoria) 

Zigra (z=ts) - Ricotta di siero derivato dal latte di mucca, mascarpa o mascherpa in italiano regionale lombardo e ticinese (sv. ted. Ziger o Zieger, mascarpa salata - Wikipedia). "Per conservarla la si rimpasta con sale, si ripone in mastelli stretti ed alti,  aggiungendo pepe alla superficie", indica Bontà cit. p. 9, precisado che il mastello è detto budéla (v.).  Pom e zigra (patate bollite e zigra): la cena classica altoleventinese del tempo che fu. Ad Airolo e Nante (altrove non sono in grado di dire) zigra è anche la sostanza bianca nelle nocciole acerbe, da cui si forma poi il frutto (Beffa cit.). Restando in Leventina cito il LSI per menzionare che a Chironico zigra = individuo debole, fiacco, a Chiggiogna = cispa e a Personico = smegma ( s. m., sostanza bianchiccia caseosa, formata dalla secrezione di alcune ghiandole sebacee e da epiteli desquamati, che si deposita fisiologicamente tra il prepuzio e il glande nei maschi, nel solco interlabiale della vulva nelle femmine). Zigra è anche soprannome dalpese. V.  SOPRANNOMI

Zingru (z = ts) - Zingaro. F. zingra, pl. zingri.

Zòcra, pl. zòcri (z=ts) - 1) Zoccolo (calzatura); 2) Caccola, sterco e sudiciume che si attacca sul pelo di mucche, capre, pecore ecc. Si dice anche per persone particolarmente sudicie: "ti é sü i zocri". - (zocra, zocri)

Zòiro, zòiru (z=ts)
- Peto, scorreggia. Colorita l'espressione airolese in Beffa op.cit. : mulè 'n zoiru im padüra = lasciar partire un peto silenzioso, in pantofole (lett. "con le calze senza scarpe"). Zoirè, zuirè = scorreggiare. Zoiron, zuiron = scorreggione. - (zoiro, zoiru)

Zóp (z=ts)
- Turato, intasato, ostruito. Zopè, zupè = ot(turare), tappare, intasare, ostruire. Zòp (z =ts) = zoppo. - (zop)

Zoratè, zuratè (z = ds) - Correre. 

Zorijü, zorisü (z = ds) - Verso il basso, verso l'alto. Nè (in, det) zorijü = scendere, andare in discesa, nè (in, det) zorisü = salire, andare in salita. Accento tonico sulla ü finale.

Zorìnt (z=ds) - Piano superiore. Teç zorint: il piano superiore della stalla, dove si tiene il fieno. Letteralmente: di sopra (zora) dentro (int) , lat. de super intus. - (zorint, zurint)

Zorlè, zurlè (z = ds) - Picchiare (una persona): "varda chi tai zòrli" = "guarda che ti meno".

Zotìnt (z=ds) - Piano inferiore (nella stalla, dove si tengono gli animali). Letteralmente: di sotto dentro = zot int, lat. de subt(u) intus. - (zotint, zutint)

Teç zotint. da sinistra a destra: parzéu (mangiatoia), oec'a (lettiera), fassó (canale di scolo), àntic (corsia centrale), curogna (colonna di sostegno).

Zucron, plur. zucroi - Scarponi di un tempo, fatti di cuoio, con una alta suola di legno, cui venivano applicati lateralmente i triconi (placchette a denti di sega) e sotto i stachét (chiodi a testa rotonda e ruvida) in modo che non scivolassero.

Zuatè (z = ts, anche ds) - Sgambare, scarpinare. Zuatèda = sgambata, gran camminata.

Züfa (z = ts) - Ricotta fresca. "Ultimo prodotto del latte, che si ottiene facendo riscaldare il siero fino alla ebullizione, e aggiungendo un po' di siero acido detto maìstra. Gli alpigiani ne fanno un pasto quotidiano e a renderlo più saporito vi aggiungono il latte" (Bontà cit. p. 10). Verrebbe dal tedesco alpino Süffi o Suffi, a sua volta, secondo Bontà, dal verbo saufen (sv. ted. suufe) = sorbire, bere a piena gola. Jelmini "Glossario" dà anche züfè = mangiare ricotta fresca e per est. mangiare avidamente e magari anche in modo scomposto; züfè fréç si direbbe invece di chi arriva a pasto terminato e cibo esaurito; züfèda è infine una mangiata di ricotta fresca.

Züic' (z=ts) - Ermafrodito, né maschio né femmina, indefinito (sv. ted. Zwick, ted. Zwitter). Secondo informazioni riferitemi da una cugina di Deggio, contadina in pensione, per le bovine si tratta in genere di vitelle gemelle di un toro. Il difetto non è necessariamente visibile subito, ma viene scoperto più tardi in età adulta - negli organi interni - quando se ne constata la sterilità. ll termine è esteso anche alle persone in senso spregiativo per uomo effeminato o donna dai caratteri mascolini. - (züic, züicch)

Zupignè (z = ts) - Zoppicare 


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